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mercoledì 5 gennaio 2011

Trenitalia deve morire

Io non credo al Paradiso, nè tantomento all'Inferno. Una cosa, però, sono sicura che esista: la pena del contrappasso. Sono certa che toccherà a ciascuno (anche se non mi soffermo molto a pensare sulla mia), in particolare toccherà ai dirigenti Trenitalia e RFI, quando moriranno (spero con dolore). Perché, per quanti soldi possano rubare alla comunità, non si potranno comprare l'immortalità, quindi arriverà il giorno anche per loro.

E io auguro loro che la loro pena sia di essere costretti a stare nudi sotto un giogo e trainare una serie di carri bestiame, arrancando su binari cosparsi di pece che li invischia e li insozza. E vorrei che sui carri-bestiame ci fossero ammassati gli amministratori locali, provinciali, regionali e statali (soprattutto!) dei trasporti, sempre nudi, esposti alle intemperie, al freddo e agli sputi di chi li guarda passare.
E, in mezzo al vagone, una montagna di letame fumante, che tutti cercheranno di evitare, ma non ci riusciranno, perché non ci saranno appigli. E non potranno respirare, schiacciati dalla calca. E non potranno lamentarsi, ché le loro bocche saranno cucite come i deretani dei polli farciti.
E tra le porte dei vagoni resteranno sempiternamente incastrati quei passeggeri coglioni, che saltando all'ultimo minuto, con un sorriso ebete, si scusano per il disagio, ma intanto spingono oltre la capienza limite. Possano i loro corpi essere schiacchiati con un dolore intermittente. Ahia.Pausa.Ahia.Pausa.

Cosa mi porta a questa ventata di bontà?
Ieri mattina il treno che prendo di solito si è presentato con 4 carrozze, dove di solito ne ha 8. Risultato: se di solito è pieno a metà percorso, ieri lo era all’inizio. Ho passato 35km in piedi nello spazio dopo le porte, ammassata come in un vagone dei treni della morte, senza riscaldamento e senza ossigeno. Il primo treno dopo era a 30 minuti di distanza. Dopo 10 minuti non sentivo più i piedi, dopo 20 non potevo più muovere le ginocchia. A un certo punto mi sono messa a urlare: un energumeno di due metri continuava ad arretrare schiacciandomi. Non riuscivo a respirare. Il tizio alla mia sinistra puzzava. Non potevo muovere le braccia. E il viaggio, da 40 minuti è durato un’ora.
Tutto questo nella civilissima ed evolutissima Lombardia. Chissà nelle altre regioni o in Africa.

Fallito il tentativo di estraniarmi dal mio corpo, auto-inducendomi il coma, ad un certo punto ho iniziato a pensare positivo. In fondo, poteva andare peggio:
- il treno avrebbe potuto fermarsi in una galleria al buio per due ore (già successo)
- poteva funzionare il surriscaldamento (unica opzione possibile sui treni) e quindi avrei avuto un calo di pressione e sarei svenuta
- poteva svenire qualcun altro, causando un ulteriore ritardo e l’ira globale
- poteva essere agosto
- potevo avere dei tacchi ancora più alti e perdere definitivamente l’uso dei piedi
- oltre a quello a sinistra, poteva puzzare anche il tizio alla mia destra
- poteva essere lunedì, giorno in cui è meno probabile che la gente abbia i capelli puliti
- qualcuno poteva essersi messo un profumo di Cerruti o Enrico Coveri anni ’90, cosa che mi dà la nausea+vomito immediati
-varie&eventuali sfighe

Tutto sommato, mi è andata bene. No?

1 commento:

  1. Trenitalia è merda pura; anche il call center ti succhia un mucchio di soldi e non risolve niente.
    se ti trovi di notte in una stazione fuori dalle linee principali con una coincidenza persa è più facile partire in autostop coi camionisti; ho fatto la prova e funziona. ma perchè non ammettono la loro inadeguatezza?? perchè devono dare tutte quelle frecce rosse su e giù per l'italia ogni 30 minuti a prezzi da nobiltà?
    non possono semplicemente mettere giù quei quattro treni minimi e indispensabili magari un po' lenti ma dannatamente sicuri e puntuali???
    Io ho deciso; non sceglierò mai il treno se non obbligato e a malincuore.

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