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martedì 5 novembre 2013

Io ti convivo

Ci siamo, questa volta ci siamo.
La casa è pronta.
La casa che abbiamo costruito, impiegandoci tre anni della nostra vita -due di troppo secondo me- è pronta.
Villa Speranza mi aspetta: la cucina piena, le tende tirate, il pavimento pulito e il letto rifatto.

Visto che non ci sarà un rito ufficiale a sancire il passaggio, trovo giusto "santificare" il momento con delle promesse tutte mie.

Quindi, o mio Cavaliere Impavido, ecco cosa mi impegno a fare.

venerdì 11 ottobre 2013

Il manuale del venditore perfetto

Posso presentarle la mia azienda? Volentieri anche no.

Si chiamano Commerciali, Funzionari, Account, Sales account, Client manager, Sales representive, Rappresentanti, chipiùnehapiùnemetta. In realtà vendono, o cercano di venderti qualcosa; nel mio caso, pubblicità e servizi digitali. In alcuni casi più fastidiosi della sabbia nelle mutande, nella mia classifica personale sono preceduti solo dai call center di X (grande azienda a caso) e dai testimoni di Jeovah.

Dopo anni di frequentazione del mondo delle aziende, essendomi trovata sempre dall'altra parte della barricata, vorrei distribuire nell’etere qualche consiglio, chissà mai che non si riveli utile non solo a qualche verginello, ma anche ai più navigati (e boriosi) Senior-bla-bla che vengono a bussare alla porta. Sono i consigli di un’outsider, lo dico subito, di una che non riuscirebbe a vendere i rasoi alle donne in Germania (e lo sappiamo tutte quanto sarebbero utili…), ma alle volte uno sguardo dall’esterno può aiutare.

Per onestà intellettuale, devo dire che ne ho incontrati di veramente abili , efficienti e divertenti. Ma posso anche ragionevolmente affermare che un buon 90% delle persone che incontro ha fatto almeno tre delle azioni che vado a raccontarvi.

Non importa quanto il vostro prodotto sia innovativo/efficiente/economico, la vostra sola esistenza è una grandissima rottura di maroni.

venerdì 27 settembre 2013

Piccola informazione di servizio

Mi è costato tre ore di lavoro, ma finalmente ce l'ho fatta: ho creato uno slideshow con i miei desiderata del momento.

Lo so che voi htmllisti esperti l'avreste fatto in 3 nanosecondi e ve la state ridendo, ma non avete idea di cosa significhi andare a tentoni per modificare le dimensioni di uno spazio in una lingua sconosciuta. E' come sedersi in una classe di prima superiore senza avere fatto le medie.

Comunque, ce l'ho fatta e ne sono fiera.

Volevo solo precisarvi che i prodotti che vedete lì non sono sponsorizzati da nessuno e in alcuni casi non li ho manco provati.
Sono lì solo nel caso qualcuuuuno, per caso, volesse farmi un regalo.

Cavaliere Impavido, mi leggi? SEGUI LA FRECCIA








martedì 17 settembre 2013

Sezzy lady

Io vorrei tanto conoscere la mente creativa e il direttore marketing che hanno, rispettivamente proposto e approvato, una campagna pubblicitaria che ha l'ossimoro Gwyneth Paltrow-seduzione come concept.

Gwynny ha un sacco di qualità, ma non è sexy.

Per esempio, è la detentrice ufficiale del taglio di capelli più imitato degli anni 2000, e, nello stesso tempo del peggiore, di cui abbiamo una istantanea:

Gwyneth Paltrow e Gwyneth Paltrow in Sliding Doors, 1998
Poi si è fatta Brad-ti voglio-Pitt ai tempi d'oro.
Brad, noto camaleonte che si è fatto praticamente ogni co-protagonista di ogni suo film, per mimetizzarsi con lei si lanciò anche nella versione maschile del sopra citato taglio di capelli:

giovedì 29 agosto 2013

La-languidi brividi

Non fatevi idee strane, si parla di freddo. Sarebbe stato troppo banale titolare "L'estate sta finendo" un post altrettanto banale, quindi vi ho fregato. Gesù, che mente semplice sono, mi diverto con poco.
Accendete la colonna sonora, intanto.


lunedì 29 luglio 2013

Celo, celo, manca

Vi ho mai parlato della mia attività di poratchaoutlettara?
E' iniziata per caso, quando, all'epoca dell'università, piccola ingenua che non ero altro, credevo che ci avrei trovato delle vere occasioni. In realtà, con il mio budget generato dalle ripetizioni agli studenti delle medie, che dovevo parcellizzare per riuscire ad andare anche in vacanza, quello che potevo comprare era solo il doppio di quello che normalmente compravo: mutande di Intimissimi.

Nel corso del tempo ho avuto modo di sperimentare credo tutti i grandi outlet del Nord Italia, complice anche un fidanzato connivente, che ad ogni vacanza, week-end, o gita che fosse, è stato disposto a fare una tappa ristoratrice in autostrada, guardacaso esattamente all'uscita dell'outlet.

Il mio primo incontro è stato con l'outlet di Serravalle, vista la comodità da Milano. Nel corso degli anni mi è scesa la catena dopo avere fatto un'ora di coda un 26 aprile per percorrere i 3 chilometri dal casello dell'autostrada all'ingresso. Mai più in un giorno semi-festivo.

Quindi, se volete dei consigli, ma anche se non li volete, ecco la mia personalissima recensione, nel caso casualmente "passaste di là" guidate da un errore del navigatore (vi cedo il copyright sulla scusa da usare con il fidanza mentre siete in viaggio).


giovedì 18 luglio 2013

L'età dell'oro



È quella appena passata, non c'è niente da fare.
Crisi o non crisi. Siamo arrivati tardi. In generale.

Nei giorni scorsi ho presenziato, per lavoro, alla presentazione dei palinsesti autunnali di Rai, Mediaset e La7.

Le premesse erano buone: dai racconti del mio capo, negli anni scorsi più che una presentazione, erano una festa vera e propria. Si presentavano certo dei numeri, ma c'erano dei comici che si esibivano, si cenava con i vip al tavolo... ho accettato quindi armata delle migliori intenzioni.

Il pubblico era composto da umanità varia del mondo della comunicazione e della pubblicità. Gli eventi erano di sera, con cena a seguire, quindi il vestiario era vario e variegato: si va da chi arriva dall'ufficio, un ufficio dove ci si veste molto casual, a chi pensava di essere alla notte dei Telegatti, con tanto di abito lungo e pochette.In effetti erano un po' smarrite quando non vedevano il tappeto rosso.
Era segno comunque di grande attesa sull'evento. Ahò, metti che ti ritrovi a fare la coda al buffet davanti a Gabriel Garko? Bisogna essere pronti a tutto!
E invece.

venerdì 7 giugno 2013

Una seconda opinione (se interessa)

Twickenam Stadium
Per una incredibile concatenazione di botte di culo, mi trovavo a Londra nei giorni scorsi e sono stata invitata al concerto organizzato da Chime for Change.

"A quella mega-roba-lì?" Come mi ha detto Padre Mordo, dopo avere visto un servizio al TG1.
Sì, a quello.

Se avete visto i servizi o letto qua e là su internet, sapete le cose fondamentali. Però non credete a tutto quello che vi dicono, per esempio su repubblica.it hanno scritto un articolo farcito di nomi che non si sono visti nemmeno con il lanternino: Ziggy Marley, Cameron Diaz, Kylie Minogue, Katy Perry, Gwyneth Paltrow e Halle Berry. Posso dire che non ero vicinissima al palco, ma queste persone nel front stage non si sono proprio viste.

Invece posso dirvi chi ho visto, e come l'ho trovato/a, se vi interessa.

Il concerto si è aperto con Jesse James, vestita di un pantalone paillettato e un top effetto canotta-tagliata-appena-sotto-il-buongusto. Come si dimostrerà più avanti, il nuovo trend della moda pop è "crisi & less is best", quindi si taglia sempre una parte: o quella sopra o quella sotto. Jesse ha scelto il sopra, dall'ombelico ai capelli. Zac.

E' seguito il benvenuto della padrona di casa Salma-celhofatta-Hayek-Pinault (come si fa chiamare ora), in splendida forma anche se aveva appena finito di festeggiare il suo mesiversario con uno degli uomini più ricchi di Francia a Venezia (tra l'altro con degli ospiti di tutto rispetto: Barbara Berlusconi, Allegra Versace, Margherita Missoni... forse Salma crede di avere ancora 25 anni).

Poi è arrivata Rita Ora, con uno smocking di paillettes ORO, e quando si è tolta la giacca indovinate cosa indossava sotto? Un top sportivo, tipo di quelli che vendono nelle televendite. Come dicevo, bisogna risparmiare.

Poi è arrivata lei. Niente da dire sulla voce delle prime due, e sull'acustica di quel tempio del rugby che è il Twickenham stadium, ma lei è una spanna sopra. Anche se non sei una sua fan, lo diventi. Entra sul palco indossando un meravigliuoso Gucci (sponsor della serata e dell'organizzazione del concerto) verde smeraldo, con tanto di mantello agganciato al collo con dei bijoux che le illuminano il viso pallido. Florence entra in scena al suono degli archi e canta una versione lirica di You've got the love da pelle d'oca. L'impressione che si ha è che lei sia completamente sbeledrita, come si dice a casa mia, cioé svaporata, in un altro pianeta, ma accidenti, che voce. Il delirio pubblico sale di un'ottava.

L'unica star italiana presente era Laura Pausini, e francamente era superflua. Capisco che lei sia l'unica cantante internazionale che abbiamo, ma, siamo onesti, in UK non se la fila nessuno. Ha cantato Io Canto, in italiano, e una versione in inglese di In Assenza di te. Nessuno ha cantanto, a parte il suo onnipresente fansclub. Non lo so, ma io non ho bisogno di un'artista italiana per sentirmi italiana a Londra.
Per di più, ha cantato con il cappotto. E un foulard talmente grande da arrivarle alle ginocchia.
Laura, hai tutto il diritto di non essere in formissima a pochi mesi dal parto, anzi, noi ti ringraziamo per essere una donna normale e non come Belen, però non riesco a credere che non ci fosse una alternativa meno banale. Dopo Florence, hai fatto la figura della pigiamara.

Laura incappottata

A un certo punto è comparsa questa tizia, di cui non ho capito il nome, ma che oggi mi ritrovo a tutta pagina su Metro: si chiama Iggy Azalea, e il suo nome non compare tra le parole suggerite di Google cercando "Azalea", per cui mi ritengo autorizzata a  non conoscerla. E non è è nemmeno una rap star europea come dice Metro. E' Skipper con una coda di capelli finti da fare invidia a Varenne, le calze a rete color carne, gli stivali delle majorette e una gonna degna di una esibizione di pattini sul ghiaccio, che canta in playback. No comment.

Saltiamo qualche nome, anche se John Legend e Timbaland hanno fatto salire il livello facendo cantare e ballare lo stadio, per arrivare a Jenny-stocazzo-from the block. Lei ha scelto di dimenticarsi i pantaloni, come nelle sue ultime performance, e di aggiungere un tocco di eleganza con dei cuissardes da cubista. Deve avere letto le recensioni alla sua mise da struzzo rosso (al minuto 2:04), perché si è coperta  il notevole fondoschiena (notevole nel senso che si nota per le dimensioni) con delle frange da guerriera porno. Un esempio di eleganza sopraffina, insomma. Però si può dire tutto, tranne che non sappia reggere la scena. Da piccola provinciale puritana, devo dire che ho trovato alcune mosse a quattro zampe, a mo' di velina, un po' eccessive, per una donna di quarant'anni e due figli. Non ne hai davvero bisogno, per essere sexy, Jenny. E ti ricordo che siamo qui a parlare di problemi delle donne, con queste mosse stai negando il concept della serata.

Infine lei, la padrona di casa, la presidentessa di Chime for Change. Presentata da Salma-hovintoio-Hayek e Frida Giannini, signori e signore su il sipario per Beyoncé. La regina della scena ha tenuto il palco per quasi un'ora, con un medley che andava dalle Destiny's Child all'ultimo album, compresi tre cambi d'abito, un trilione di ballerini ed effetti speciali.
Beyoncé ha scelto la versione no pantaloni, solo coulottes, ma era veramente in forma. Non credete alle foto in cui sembra avere le cosce grosse, se lei ha le cosce grosse, le dita della vostra mano sono più grosse.
Per non farsi mancare nulla, ad un certo punto è arrivato pure JayZ, che l'ha abbracciata e baciata mentre rappava con la stessa naturalezza come se fossero nel salotto di casa loro, per dire quanto fossero a loro agio sul palco. Una macchina da show, questi BeyonceS.



Ho apprezzato che nei video preparati appositamente per la serata, abbia inserito delle immagini della sua vita privata (con la figlia, in vacanza, struccata...), mi ha dato l'impressione di essersi messa in gioco, di averci messo del suo.
Beh, la voce, chevvelodicoaffare, non si discute. Ciliegina sulla torta, l'attacco di I will always love you. Lacrimoni a profusione. Non ha fatto tutto il pezzo perché di Whitney ce n'è una sola, ed è meglio fare un piccolo omaggio che tentare di copiare il mito (anche se credo he a livello di corde vocali, ce la potesse fare benissimo). Furba come una faina, Beyoncé.
A un certo punto della sua esibizione, mi è balenato alla mente che lei potesse essere più giovane di me e sono stata sull'orlo della depressione. Ma mi sono impegnata a cantare All the single ladies più forte e ne sono uscita. Alla fine ho scoperto che ha ben un anno in PIU' di me, fiuuuu, sono salva!

Ad ogni performance canora si intervallano degli attori che leggevano dei messaggi (preparati) sull'importanza dell'istruzione femminile nei paesi sottosviluppati, sulle violenze e sui maltrattamenti che subiamo in ogni parte del mondo. Non riesco a immaginare il senso di inadeguatezza che deve provare un uomo nel leggere la parola "stupro" davanti a un pubblico composto al 90% di donne giovani. Ma forse James Franco e Ryan Reynolds non se ne sono resi conto, a causa del frastuono prodotto dalle grida isteriche del pubblico.

Un'altra che si dovrebbe sentire inadeguata è Blake Lively (prendi due paghi uno con il marito) che ha sorriso a 400 denti per tutto il tempo del suo discorso, che parlava di violenza sulle donne. Sei sul pezzo, amica.

Blake-era meglio se stavi a casa-Lively

Anche la nonna di Madonna si è presentata per questa incombenza. Vestita di un dolcevita nero e un pantalone a palazzo, dai quali si intuiva una forma fisica strepitosa, la vegliarda ha fatto il suo discorsetto, ma sono certa che nessuno l'ha ascoltata: eravamo tutti troppo impegnati a ricordare la sua vera faccia sotto tutta quella chirurgia estetica. Non posto foto perché anche dei minorenni leggono questo blog, ma le trovate dappertutto.

Il neo più grande della serata è stato l'odore di mutande sporche proveniente dai due cciòvani seduti di fronte a me. Conoscete i luoghi comuni sugli inglesi e la loro allergia all'igene personale? Beh, sono falsi. Ho preso treno e metro, sono stata in mezzo alla calca del concerto e alla folla dello shopping. Nessuno puzzava. Forse gli inglesi non abbondano con il profumo come noi e i francesi, ma giuro che nessuno puzzava. Ci volevano due sedicenni greci a rovinare l'atmosfera. Lui e lei, che ovviamente non conoscevano Simon Le Bon, che usavano il telefono non per fare foto, ma per controllare se erano pettinati, e che ci hanno costretto ad alzarci ogni volta che lo facevano loro, per evitare di restare all'altezza delle loro mutande, evidentemente non tanto spesso mutate. Very bleah.

Dicevo che non avevo bisogno di una cantante italiana per sentirmi italiana. Lo sapevano tutti che ero straniera. Sapete come si capiva che io e la mia collega eravamo italiane?
Dagli abiti firmati? No.
Dal fatto che non eravamo vestite come se fossimo in spiaggia e invece c'erano 9°? No.
Dal fatto che cantavamo in pessimo inglese? No.
...
......
.........

Dal fatto che non abbiamo bevuto.
Ogni persona attorno a noi, non importa chi si stesse esibendo, si è alzata almeno 4 volte: due per il fritto e due per la birra. Per la quale c'erano delle pratiche confezioni da 4 bicchieri portabili, quindi ognuno di loro si è scolato dal mezzo litro al litro di birretta.
A un certo punto le persone che erano con noi ci hanno chiesto:"State bene? Non state bevendo!"
Cioé, erano PREOCCUPATI del fatto che non bevessimo.
Sono strani, questo inglesi.

Tutto sommato è stata una serata divertente, non importa di chi fossi o non fossi fan (più o meno nessuno). Non importa se io e la mia collega abbiamo impiegato 3 ore totali per tornare a Londra, perché non c'erano taxi ("State scherzando, i taxi non arrivano fin qui!" Ma noi pagheremmo! "Non importa!"), salendo abusivamente su un bus solo perché ci salivano tutti ("Da qualche parte andrà") e aspettando un taxi per fare 2 km in città perché le metro erano già chiuse. La serata valeva l'impresa.
Magari la prossima volta torno a Twickenham per vedere qualcosa di serio, tipo il rugby.


mercoledì 15 maggio 2013

Due pesi, due misure

Sono assente ingiustificata in questi giorni, lo so.
Vorrei scrivere, ma non ho tempo e voglia, nè un tablet che mi permetterebbe di farlo nei tempi morti dei viaggi in treno. O forse sono solo pigra.

Sapete cosa mi tira su di morale?
I nuovi formati della Nutella.
Giuro che questa non è una marchetta.

La nuova pubblicità della Nutella recita così:
Ad ogni famiglia il suo buongiorno!
Scopri i nuovi formati.



A Madre Mordo è venuta un'idiosincrasia per i pesi bizzarri e non arrotondati, addirittura con il 5 finale! Qualcuno sa dirmi a cosa corrispondono? Non sono equivalenti di OZ e Libbre, ho già controllato. Saranno le dimensioni massime degli scaffali? Saranno le dimensioni preferite dai cinesi? Dagli extraterrestri?

Non mi importa. 
Non so cosa ne pensate voi, ma per una famiglia monocellulare composta da me e me stessa, io giudico il formato più idoneo al mio bisogno questo:


Non so il vostro, ma il mio mondo senza Nutella sarebbe una merda.

Aggiornamento: scoprite l'incredibile vicenda di una blogger americana, Sara Rosso, che ha inventato il @nutelladay e per un caso di cecità aziendale e di pessimo marketing, è costretta a NON usare il nome della Nutella e ad abolire l'evento. Ferrero, benvenuta nell'elenco delle aziende italiane che più #fail non si può.

giovedì 18 aprile 2013

Mercati virtuali

Il vantaggio di avere avuto l'iPhone per penultima al mondo ha i suoi bei vantaggi: non ho dovuto cercare le App più ficherrime del mondo, c'è qualcuno che lo ha già fatto per me.
Qualche mese dopo l'iPhone, Eight Biscuit ha scritto questo post, come si dice, a fagiolo, e io ho semplicemente scaricato tutto, valutato quello che mi interessava di più e deciso se mantenere o cancellare.

Occhei, lo ammetto, ho alcune icone sul desktop del'iPhone di cui faccio fatica a ricordare l'uso. E non trovo mai una buona occasione per appiccicare sulla faccia di qualcuno una faccia da gattino con Catwang.

martedì 26 marzo 2013

Peccati capitali

Ho commesso un errore. Un errore gravissimo. Un peccato capitale.
Sono molto indecisa se si tratti del più grave o del secondo in ordine di gravità.

Che cosa ho fatto?

venerdì 8 marzo 2013

Non c'è un cazzo da festeggiare

Scusate l'espressione da educanda, ma sono di cattivo umore in questo periodo, e la festa di oggi m'è presa male. In generale, odio le feste comandate. Non quelle religiose, ma quelle dove mi si comanda di comprare o di fare qualcosa, e dietro c'è una fregatura. Tipo i prezzi dei fiori che aumentano vertiginosamente, tipo i menù pre-confezionati nei ristoranti a prezzi da ridere (per non piangere), tipo le camere d'albergo introvabili e cose del genere.
Il Cavaliere Impavido non è esattamente l'uomo più romantico e pieno di sorprese che conosca, ma diciamo che se mi vuole portare fuori a cena, non sta ad aspettare una data di calendario. E io lo amo anche per questo.

Non sono sempre stata così, ovviamente da adolescente anche i Baci Perugina a San Valentino mi commuovevano. Poi sono cambiata, cresciuta, invecchiata, fate voi, ma adesso anche fare i regali a Natale mi disturba. Perché mi piace fare i regali ai miei amici, ma vorrei essere più organizzata e farli quando vorrei, nonquando me lo dice il mercato.

La ragione della festa della donna è il ricordo di un evento drammatico e importante, ma vedere i cosiddetti "vu'cumprà" che tappezzano Milano di mimosa mi manda in bestia.
La notizia, poi, che ha mandato defintitivamente in acido la festa è stata questa, sull'Huffingotnpost.it di ieri:



E non c'è niente da festeggiare, se nel mondo vali meno di una mucca.

Restiamo più vicini al nostro continente, da reset.it:



Non c'è niente da festeggiare, se per contrastare il dissenso politico c'è sempre un'arma in più se sei una donna.

E non parliamo del cosiddetto mondo occidentale, da corriere.it



Non c'è niente da festeggiare, se una donna che ce l'ha fatta ci fa fare 10 passi indietro.
Non c'era davvero un'altra soluzione possibile?
Nelle aziende in cui ho lavorato (e parliamo di grosse aziende) in 4 casi su 5 c'era solo una donna in consiglio di amministrazione. E sapete che ruolo aveva? Direttrice delle Risorse Umane. Sì, è sempre una donna quella che non assume le donne perché sono una rottura di palle da gestire.

E nella gloriosa Europa, da corriere.it:


Non c'è niente da festeggiare, se siamo lavoratori di serie B.
Io non mi capacito nemmeno che in un mondo civile bisogni introdurre una legge per obbligare ad assumerci o farci entrare nei CdA.

E non c'è niente da festeggiare se per farci gli auguri, il sito di uno dei principali quotidiani nazionali, quello che si frega di essere il più autorevole,  ci dedica una gallery in homepage di papà sexy. Ma infilatevela nel culo!

Se qualcuno volesse festeggiarci, invece di comprare questa sera un mazzolino di mimosa (che per inciso FA CAGARE AL 50% DELLE DONNE, ma anche qui nessuno ci ascolta) mentre siete di corsa verso casa e vi siete dimenticati, cominciate a pensare a un mondo dove la divisione donna/uomo non è penalizzante per uno dei due, dove non esistono cose che devono fare solo le donne "perché sono donne",  dove quando una donna è incazzata non è per il ciclo ma perché è circondata da coglioni (inclusi voi), a un mondo dove fare figli non è un delitto (io mi chiedo come le aziende pensino che il mondo possa continuare), dove non si licenzia e poi si corre ai ripari (vedi McKinsey&Company, una società di consulenza famosa, tra l'altro, per garantire come benefit ai propri dipendenti l'avvocato divorzista, che ora cerca di riassumere donne con figli precedentemente invitate a starsene a casa)...

Se voleste proprio spendere dei soldi, la fondazione Pangea da anni sostiene le donne di tutto il mondo, non solo difendenole, ma offrendo anche istruzione e sostegno economico per sviluppare piccoli progetti imprenditoriali.

E, infine, i miei auguri personali vanno a Bambarrà, la vera icona di questa festa, una donna che ce la sta facendo nonostante tutto.


giovedì 21 febbraio 2013

Giù il sipario

E se n'è andato un altro Sanremo.
Il più seguito da me, evidente dimostrazione della mia vita sempre più da casalinga frustrata.
A mia difesa, posso dire che non ho visto proprio tutto: ho alternato Raiuno a MTV, l'unico canale ad offrire una contro-programmazione degna di questo nome. Quindi immaginate l'effetto Fazio-Pif-Littizzetto-Bianca Balti-Al Bano-i Club Dogo-Mengoni-Zooey Deschanel.
Un bel mix tuttifrutti.

Mi sono persa solo la finale (cascasse il mondo il sabato sera s'esce) e Bisio.
Per il resto ho visto quasi tutto.
E ho finalmente dato risposta a tante domande esistenziali senza le cui risposte non so come ho fatto a vivere finora.

Perché Luciana Littizzetto a Che Tempo che Fa sta sempre seduta sulla pedana di Fazio?
Perché non sa camminare.

Ha sciabattato sul palco dell'Ariston per 5 giorni, per poi esultare quando la Balti ha inciampato.
Avrei esultato anche io, per la rivincita delle nane, ma io so camminare sui tacchi (più o meno). I suoi non mi sembravano nemmeno altissimi, solo brutti.
Luciana ha un piede piccolo (tipo il 34-35) e da sempre è portavoce dell'esigenza delle donne-non-standard con un numero sotto il 36 o sopra il 40, affinchè le case di moda producano delle scarpe decenti anche per loro.
Dopo averla vista camminare a Sanremo, credo che nessuno si proporrà.

Per il resto, devo dire che non mi è dispiaciuta: non ha un fisico facile da vestire (per le grandi griffes che si basano sulla taglia 38 versione spilungona) e ha trovato delle soluzioni non banali. Alcune sono piaciute di più, altre meno, ma se ricordate i lampadari indossati dalla Clerici (il vero motivo per cui Gai Mattiolo è in galera, altro che bancarotta), Luciana è sei spanne sopra. Memorabile nella versione farfallona di Belen. E io VOGLIO questa maxi gonna. ORA.


Luciana Littizzetto in Aquilano Rimondi


Perché vincono quelli dei Talent? 

giovedì 31 gennaio 2013

Sag Awards 2013: la noia beauty

Non so come mi sia venuto in mente un post del genere.
Sicuramente c'è una componente di emulazione della Zitella, non ho problemi a dirlo.

Ma siccome non distinguo il taffetà dalla crinolina, non potevo commentare gli autfit delle star.
Quindi commento i make up.

Dopo essere approdata sulla gallery di style.it, che ringrazio sentitamente per avere trovato un modo easy per scorrere le gallery, invece di di fare come Leiweb che ti costringe a ricaricare la pagina tutte le volte con picchi di nervosismo inauditi, ho elaborato il commento supremo.

Prima di tutto chemminkia sono i Sag Awards?
Alzi la mano chi li aveva mai sentiti prima!
Wikipedia dixit: "...sono premi che vengono consegnati ogni anno dallo Screen Actors Guild come riconoscimento per le migliori interpretazioni degli attori che costituiscono l'associazione (=se la menano tra di loro). Il prestigioso premio è considerato secondo solo agli Academy Awards, ai Golden Globe, ai BAFTA e agli Emmy Awards"
Solo a questi? A me dal conteggio risultano almeno quinti, non secondi, ma sono dettagli.

Prima di esporvi l'Oggi Mordo-pensiero, lascerò che vi facciate un'idea da soli/e.

mercoledì 23 gennaio 2013

Ricordi selettivi

Vi è capitato recentemente di pensare che gli anni '90 fossero ieri, e invece poi vi siete resi conto che sono VENT'ANNI FA?

Non so come, ci siamo bruciati gli anni 2000. O forse li abbiamo rimossi in maniera selettiva.

Quando me ne rendo conto? Quando una mia cugina, nata nel 1991, fa la patente, si laurea e va a vivere da sola. Quando un mio cugino del 1994 fa la maturità. Lui, quella palla di grasso che coccolavo sentendomi la Cugina Grande. Adesso ha la barba. E i rasta. E potrebbe prendermi in braccio tranquillamente.

Ma usciamo da questo momento di vecchiezza imperante, per dirvi, che forse era meglio dimenticare ANCHE gli anni '90.

Perché?
Gli anni '90 sono stati il medioevo della moda, il decennio buio che non riusciamo ancora a ricordare con tenerezza. Per adesso è sola vergogna, in attesa che diventi tutto vintage.

E questo non vale solo per il mio armadio (che anche negli anni '90 ha avuto dei momenti difficili), ma anche per quello delle star.
Me l'ha ricordato questa gallery su leiweb.it, di cui vi regalo solo due pillole:

foto da Leiweb.it
SJP, la regina dello stile, o meglio, la donna che ha incrociato sulla sua strada le migliori stylist del mondo. Da S&TC in poi. Prima era solo una ragazzina con tatnti capelli e neanche tanto bella. Se volete delle prove, vi dico solo Footloose.
Anche io avevo un giubbetto di jeans informe del genere, ma il mio era verde acido, della Benetton. Quanto mi ha vestito! Mi dispiace che adesso stia fallendo per colpa mia che mi rifiuto di indossare maglioni che fanno i pallini dopo 10 minuti che li indossi di colori fluo
Ah, e anche i miei capelli avevano delle note fluo, non preciso il colore perchè li ho provati tutti.


foto da Leiweb.it

Diciamo che le scelte fashion di Gwyneth sono sempre state piuttosto altalenanti, del resto negli anni '90 stava con Brad Pitt, che cazzo gliene fregava di vestirsi bene?
Nella foto di sinistra ricordiamo il taglio alla Gwyneth, che prima o poi abbiamo desiderato tutte, non negatelo.

Fatevi un giro sulla gallery, c'è di che ridere.


venerdì 18 gennaio 2013

Chi ben comincia

Non so se siete quel tipo di persona che si fissa su
Chi fa/non fa -completare con azione a piacere- a Capodanno, lo fa/non lo fa per tutto l'anno.

Ecco, io ho deciso che per quest'anno è meglio CHE NO, non ci credo.

Dico subito l'unica cosa positiva dell'ultimo Capodanno: ho dormito fuori casa. Se questo è un indizio, significa che il 2013 è l'anno buono perché io mi trasferisca in quella che è ormai diventata "Villa Speranza". Villa Speranza è la nuova casa che stiamo costruendo io e il Cavaliere Impavido, e si è meritata questo titolo non perché sia una vera e propria villa, quanto per la speranza d'entrarci un giorno o l'altro. Comunque, Capodanno o non Capodanno, questo è L'Anno in cui succederà, altrimenti il suono della sirena di Lost che mi turbina nella mente mi farà definitivamente impazzire.

A Capodanno ero circondata da amici. Molto bene.
Poi?
Basta. La serie positiva finisce qui.

Alla 1.31 mi è esploso un malditesta fulminante, cosa che mi capita raramente, ma se deve essere un segnale, è stato bello forte.

Ho cercato di resistere, ma un'ora dopo circa ero a letto. Significa che nel 2012 non sono mai andata a letto dopo le 3.
INSOMMA, SONO VECCHIA.

martedì 8 gennaio 2013

Per Giovanni

In una sera strana di gennaio, un vento caldo è arrivato e se l'è portato via.



Lui, che ogni giorno veniva a giocare con me quando ero piccola, orgoglioso come se mi avesse creata lui.
Lui che ci scarrozzava da bambini su una jeep rudimentale su e giù per i campi, a scavezzacollo. Forse andavamo a 30 all'ora, ma a quell'età sembra fortissimo.
Lui, che ha creato il suo piiiiccolo impero in cui ancora noi tutti mangiamo.
Lui, che ha saputo osare negli anni del boom economico.
Lui, che non era una persona facile con i figli, ma con i nipoti dava il meglio.
Lui, che ha litigato con lei tutti i giorni, ma ha pianto come un bambino quando le ha dato l'ultimo bacio. Sapevate che anche gli adulti piangono?
Lui, che a 80 anni si arrampicava sugli alberi per potare i rami, e quando lo rimproveravi ti guardava con nonchalance e ti diceva "Andava fatto, perché non dovrei?"
Lui, che non era certo un santo, ma era Giovanni.

Giovanni era mio nonno, e ora non c'è più.

In realtà la sua mente non c'era più da tempo, era già volata altrove, mentre il suo corpo restava aggrappato alla vita con la stessa tenacia con cui ha vissuto. Un giorno era lui, divertente, malinconico, arrabbiato dopo essere rimasto solo a ottant'anni, ma sempre lui. Il giorno dopo non c'era più, portato via da qualcosa che non si può curare senza danneggiare qualcos'altro, e allora che fai?

Lo condivido con voi non per voglia di esibizionismo, ma per necessità: ho il bisogno fisico di mettere in ordine le parole che mi vorticano nel cervello, che mi hanno tormentato questa notte e non mi hanno fatto dormire. Parole che so non riuscirò a coordinare in un discorso coerente, parole che se pronunciate non hanno lo stesso significato. Parole che se dette sembrano terribili, eppure sono vere.

Perché Giovanni, negli ultimi due anni di vita ci ha messo di fronte a una verità tremenda: noi non vogliamo invecchiare, per non finire totalmente rincoglioniti su una sedia a rotelle, imbottiti di farmaci per sopravvivere, senza vivere davvero. Non vogliamo sapere che nelle vite delle persone che abbiamo amato e ci amano, non c'è spazio per seguirci ventiquattr'ore su ventiquattro, anche se loro vorrebbero e sono stati schiacciati dal senso di colpa. Schiacciati fisicamente. Non vogliamo sapere che il giorno dopo che saremo finiti lì, qualcun altro avrà occupato la nostra casa e l'avrà resa irriconoscibile, tanto noi non torneremo mai più.

Questa è l'ultima dura lezione che ci ha lasciato e ci ha fatto paura. Io ho avuto paura.
Se fossi stata saggia, non avrei vissuto la mia vita come se lui non ci fosse già più, ma sarei andata a trovarlo più spesso. Ma con i se non si va da nessuna parte. E me lo dicevo già quando era ancora vivo, per costringermi ad andare alla casa di riposo. Ma faceva male anche allora: ogni volta che lo vedevo, mi sedevo vicino, mi giravo dall'altra parte e piangevo. Dove sei Giovanni? Mi chiedevo. Cosa ci fa qui il tuo corpo, mentre tu non ci sei? Sei tu una forma nuova di Giovanni, che io non riconosco?

Ti ricordi quel giorno di primavera, quando siamo usciti nel parco, e ho spinto la sedia a rotelle su per quella salita e quasi morivo per lo sforzo? E tu che mi prendevi in giro? Poi siamo arrivati in un angolo al sole, abbiamo raccolto un mazzo di viole di campo e mi hai stracciato alle carte. Cinque volte. Avresti dovuto farmi giocare meno con le bambole e più a briscola, non so manco contare i punti.
Sono le tue quelle mani. Ti ho fotografato con quell'aggeggio infernale che non capivi.

Ciao Giovanni, ti ricorderò nell viole di primavera, nel suono della fisarmonica che hai suonato per farmi ballare, nei muri della casa che hai costruito per la tua famiglia. Ti ricorderò nelle giornate di vento caldo, nell'odore del fieno e delle caldarroste che hai bruciato per me.

Adesso so che questi ultimi due anni sono stati il tempo che ci è stato dato per abituarci all'idea che dovevamo lasciarti partire. E' un bel regalo, non tutti sono così fortunati.
Ma fa un po' male lo stesso.

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