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sabato 21 maggio 2011

Oggi giochiamo a...

...la commessa.

La GA (Grande Azienda) per cui lavoro ora ha un metodo di inserimento molto interessante. Sto seguendo un processo di integrazione molto articolato che prevede anche un periodo sul campo, avendo noi una rete di negozi. Quindi per due giorni sono stata in negozio.
Sì, negli ultimi due giorni ho fatto la commessa.
Prima di farlo, la trovavo un'idea intelligente, è un modo per entrare in contatto con il prodotto che vendi, con il tuo cliente e con dei colleghi. Dopo averlo fatto, la trovo ancora un'idea interessante, ma per favore basta. Provate a pensare a una donna, ragazz, insomma una di 29 anni, che non ha mai venduto nemmeno le cartelle della tombola dell'oratorio e se non lo ha fatto ci sarà un perché. Sono timida come un ratto. In più, non so niente del prodotto che stavo vendendo. Mi scuso profondamente con quelle 4 sciagurate che ho consigliato, come si dice, ad cazzum. Le mie colleghe mi dicevano "Buttati!", ma come faccio a offrirmi di aiutare una potenziale cliente se di fatto non so rispondere a nessuna delle sue domande? Non so mentire così bene. Per quello mi occupo di vendite on-line.

Voglio però rendervi partecipi del calembour emotivo in cui si è trovata la mia mente in questi due giorni, seguiranno un paio di post a tema, vi dico solo che è stato massacrante e divertente e spaventoso e... l'ho già detto massacrante?

Il secondo giorno si sono finalmente resi conto delle mie potenzialità che era meglio per tutti togliermi dalla vendita e un'anima pia mi ha fatto riordinare le vetrinette dietro la cassa (vi risparmio il nome tecnico, sembra marziano) e l'espositore degli smalti. Lì ho dato il meglio di me: ah! tutti quei bei colori in ordine! ah! le composizioni tutte disposte perfettamente uguali! Finalmente un po' di ordine dentro e fuori di me. Sarò mica affetta da sindrome maniaco-ossessiva?

Lezioni imparate:

- graziegrazigrazie signore che non lavoro in centro, altrimenti sarei fottuta. Ho fatto shopping prima-in pausa-dopo il lavoro. Per due giorni. Anche nelle profumerie degli altri. Sono pessima.
- se entrate in una profumeria (grande) non gliene frega niente a nessuno se provate un profumo e poi uscite. Nessuno vi insulterà dietro le spalle. Provare è un diritto. Almeno però non fate la scena "L'ho sentito su una mia amica...mi sono innamorata ma voglio sentirlo sulla mia pelle...hai mica un campione...sì ci penso, ciao eh!" è umiliante per voi, visto che sarete la decima della giornata a farlo.
- qualsiasi cosa vi mettiate sulla pelle va provata, specie se costa 100 euro. Quindi avete il diritto di provarla e di pensarci. Chiedete dei campioni. Ma per favore, non della crema solare da 12 euro.
- il negozio  dove ho lavorato ha un problema serio di logistica, se l'80% delle domande a cui ho risposto era "Dov'è la cassa?"
- i giapponesi li odiano tutti perché fanno le domane più assurde. A me è capitato :"Avete qualcosa che vendete solo qui e non si trova in Giappone?" La risposta che non ho dato:"Qualcosa a cazzo?"
- c'è gente che passa le ORE in profumeria. Non venti minuti, un'ora e mezza. Ci sono turisti che le visitano come le chiese.
- non aggredite mai le signorine che all'ingresso vi propongono un profumo, rifiutate educatamente, ma pensate sempre che queste povere criste stanno solo lavorando, magari a loro il profumo fa anche cagare e lo devono sentite tutto il giorno, in piedi su un tacco dieci.

Prima o poi pubblico il resto, ma ora...


2 commenti:

  1. Io sono - saltuariamente - una di quelle signorine che sono all'ingresso per far provare i profumi.
    Sentitamente ringrazio per il pensiero, certa gente ti risponde proprio in malo modo.
    E sì, di solito il profumo da vendere fa cagare.

    RispondiElimina

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