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martedì 4 gennaio 2011

Apologia del Sofficino

 Data originaria: 16 luglio 2007

Ovvero: del come e del perché un concentrato di materiale chimico potenzialmente esplosivo dovrebbe trovare un suo spazio negli annali di cucina.

 Disprezzato dai grandi chef, catalogato come "robba di infima qualità" dalle brave massaie, non lo nominate nemmeno ai pro-biologico, ridicolizzato da una serie di spot pubblicitari demenziali con testimonial improbabili, il Sofficino è in realtà un capolavoro del più sadico dei maestri di cucina, elaborato appositamente per mettere in difficoltà il candidato che aspiri a superare la prova e diventare un Vero Cuoco (oppure il piccolo chimico, ma questo è un altro discorso).
Prima di tutto, abbattiamo un luogo comune: il Sofficino fa male solo se tirato in testa gelato. O solo se consumato in quantità spropositate. Io sono la testimonianza vivente che quantità moderate (diciamo con cadenza trimestrale) non nuociono alla salute. Ok, forse non giovano, ma anche i bignè non è che siano proprio salutari, eppure sono in ogni pasticceria. E non è che ci voglia meno maestria nel cucinarli, anzi!

Si distinguono diverse fasi della cottura del Sofficino:
1. congelato appena estratto dalla scatola, unica azione possibile: inserirlo in una padella con poco olio ben caldo, evitando gli schizzi. OGNI SCHIZZO SUL BRACCIO, MENO 10 PUNTI E 1 VISITA AL CHIRURGO.
2. colorato fuori come-nella-pubblicità, ma dentro gelato. Questa è il primo errore in cui incappano i principianti: non appena si colora, lo levano dal fuoco. ERRORE MEDIO, -100 PUNTI.
3. più dorato di prima e fuso al punto giusto. Se lo azzecchi, MILLE PUNTI.
4. non ancora bruciato ma ustionante dentro. Effetto sopresa. Lo azzanni felice e lui ti rovina il palato per sempre. ERRORE GRAVE - 2.000 PUNTI.
5. carbonizzato fuori e lavico dentro: fonde la lingua soltanto guardandolo ed esprime tutta la sua potenza distruttrice. WARNING! NON AVVICINARSI! PERICOLO MORTALE!

Ovviamente il momento giusto per levarlo dal fuoco è quando si trova nella fase 3, ma non è mica facile capirlo, no, no no. Alzi la mano chi non è d’accordo. Ovviamente non hai mai provato a cucinare un Sofficino.
E, soprattutto, non ha mai provato a mangiare l’oggetto del contendere nelle fasi 1, 2 e, peggio ancora, 4 e 5. Se fosse passato per le ultime due fasi, adesso prenderebbe molto più sul serio le mie parole.
Il segreto del Sofficino sta nel Punto di Non Ritorno.
Ovvero: quando il Sofficino è cotto al punto giusto fuori e dentro, senza che provochi danni permanenti al vostro apparato oro-faringeo.
Purtroppo questo punto è altamente instabile e basta distrarsi un secondo, che so, per apparecchiare, e il danno è fatto. Due strati di panatura nera avvolgeranno il Sofficino rovinandolo per sempre. Non importa se il ripieno sembra salvabile, il sapore sarà guastato irreparabilmente dal retrogusto di inchiostro che si diffonderà nella bocca al primo morso.
Il Sofficino richiede tutta la vostra attenzione e una cura nella cottura pari a quella degli albumi dell’uovo e delle torte nuziali di alta pasticceria. Bisogna curalo, amarlo e rigirarlo ogni minuto esatto.
Altri consigli utili potrebbero essere:
- non lo scongelate prima nel microonde, o non diventerà mai croccante;
- non copritelo con un coperchio pensando che così cuocerà anche sopra: se lo coprite, l’odore di bruciato arriverà alle vostre narici solo quando anche la pentola sarà da buttare.
Dovete praticare queste semplici regole, ma anche dopo anni di pratica, non vi assicuro risultati garantiti.

E con l’era del Ripieno Doppio, tutto è cambiato, è stato un ritorno back to the basis: un nuovo corso, nuovi errori, nuovi esami…all’improvviso siamo regrediti all’epoca del ripieno ancora gelato tra due strati di impanatura carbonizzata.

A dimostrazione pratica della necessità di sottoporre almeno una volta nella vita tutti gli esemplari di fidanzato alla prova del Sofficino, racconterò un FdVV (Fatto di Vita Vissuta): all’età di 23 anni, una sera aprii il mio già notoriamente non affollato frigorifero in cerca di qualche cosa di commestibile. Disperata, passai al piano B, ovvero il freezer. Alle mie spalle si materializzò il mio fidanzato allora 25enne, che sorpreso esclamò: “Guarda hai i Sofficini, non li ho mai mangiati!” Mentre sulla mia faccia si dipingeva il più incredulo “Eeeeeeh???” della storia, gli offrii di provare l’oggetto del discorso, che suo padre, chef, non gli aveva mai fatto assaggiare. Dopo avere fatto gli scongiuri perché il fantasma del padre non si materializzasse e lo punisse seduta stante, lo introdussi al mondo della corruzione e gli feci assaggiare il Sofficino al Formaggio-doppio-ripieno. Ebbene, gli piacque assai. Dopo avere costatato che era sopravvissuto, ancora adesso, ogni 2-3 mesi, mi chiede insistentemente di mangiarlo, salvo poi lavarsi i denti furiosamente per evitare lo sgamo paterno. Ditemi voi se non è patetico.
Mamme, fatelo provare ai vostri figli: se non piacerà loro, sarete al sicuro; se piacerà, la loro futura fidanzata forse non li farà morire di fame nei primi 6 mesi di conoscenza.
Mamme delle fidanzate: se volete garantire una speranza alle vostre figlie, tramandate insieme alle antiche ricette di famiglia anche tutta la vostra esperienza in materia.

Baci acidi

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